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Prof. Domenico Crea
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NULLA  DIES  SINE  LINEA (Febbraio 2010)

Questa asserzione esortativa di Plinio il Vecchio (Naturalis Historia,xxv), il quale a sua volta l’avrebbe, pare, mutuata dal famoso pittore greco Apelle (che, riferiscono antiche cronache, non saltava un giorno senza abbozzare qualche linea col pennello)  al di là del significato letterale si presta, a mio avviso ad altre  interpretazioni.

La prima è l’esortazione a non far trascorrere senza alcuna azione positiva il tempo concesso ad ognuno di noi dal da Dio o dal Fato.

Ciò era stato ben compreso dal Sommo Poeta, che nel Purgatorio fa dire a Virgilio :

" ché perder tempo a chi più sa più spiace " 1

Dunque saper comprendere quanto valga il tempo, che inevitabilmente fluisce, contraddistingue il saggio(che agisce) dallo stolto(in ozio).

Eppure illustri personaggi dell’antichità : Epicuro (vivi nascostamente, lontano dagli affari, cura il piacere), Orazio (carpe diem - Epicuri de grege porcus), Seneca ( l’ozio procura serenità), Lorenzo il Magnifico (godi tutti i piaceri della giovinezza) hanno sempre incitato all’isolamento dal fragore della vita, a prediligere l’ozio ed il piacere.

E’ pur vero che l’otium dei Romani non escludeva alcune attività, come lo studio, la meditazione filosofica, la letteratura, contrapponendolo al negotium, negatore della voluptas.

Quindi lanciarsi attivamente nel gorgo dell’esistenza, negli affari, nella politica,  od osservare tutto il vorticoso fluire  con grande distacco?

Sedersi sulla riva del fiume o del mare e guardare lo scorrere del tempo come un qualcosa di positivo perché (purchè) lontano da noi, come affermava Lucrezio :
" suave mari magno turbantibus aequora ventis, e terris magnum alterius spectare laborem "
2

oppure essere sempre al centro della mischia in quanto " faber est suae quisque fortunae" ? 3

Nella società odierna, anche qualcuno molto ricco, in grado di vivere di rendita, considerata la globalizzazione dei mercati ed i repentini mutamenti dell’economia e della finanza, forse non sarebbe in grado di dedicarsi all’ otium.

Di contro, dedicare ogni momento della propria esistenza al lavoro, agli affari, alla politica, al sindacato, allo studio, ecc., senza mai riuscire a ritagliarsi un proprio spazio di pausa, di gioia, di serenità, di godimento dei piaceri della vita, non rappresenta certo il meglio dell’esistenza,sebbene molti seguano questa via, spesso fino ad uccidersi per lo stress.

Evidentemente "In medio stat virtus " 4

O, come affermava Aristotele : " mèson te kai àriston " 5

Ed anche Orazio : "Est modus in rebus " 6

Riuscire a conciliare queste antitetiche concezioni non è oggi per nulla facile, in quanto  l’attivismo frenetico, rivolto essenzialmente all’apparire ed all’avere rispetto all’essere, connota la vicenda esistenziale dei più.

Quindi l’esortazione contenuta nel motto deve, a mio avviso, essere intesa come diligenza nel compiere il proprio lavoro, a non cullarsi sugli allori, a non sprecare banalmente il tempo, ma utilizzarlo per realizzare al meglio se stessi, sia dal punto di vista materiale che morale, al fine di non provare angosciosi rimpianti al termine della propria esistenza.



[1] (III, 78) Nel senso che perdere il tempo a chi più ne conosce il valore più dispiace. Questo concetto Dante lo aveva già espresso nel Convivio, IV, 2 :”Tutte le nostre brighe, se bene veniamo a cercare li loro princìpi, procedono quasi da non conoscere l’uso del tempo”

[2] Lucrezio: De rerum natura,2 :E’ dolce da terra guardare i grandi travagli dei naviganti tra le tempeste nel grande mare.

[3]Ps. Sallustio:De Rep., 1: ciascuno è artefice del proprio destino.

[4] Locuzione latina usata in ambito legale, dal significato letterale: «la virtù sta nel mezzo».

[5] Aristotele :'Etica Nicomachea :"Il mezzo è la cosa migliore")

[6] Orazio : Satire :"c'è una misura nelle cose"

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Ultimo aggiornamento (Domenica 10 Luglio 2016 16:34)

 

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