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A Mormanno

Chiostra di monti verdi tiVista di Mormanno
corona quando in Agosto
dal Velatro i tuoi coppi come
spighe mature Febo indòra

e s’animan le vie di chiacchiericci,
che né stridi di rondini né bianchi
del rigido Gennaio fiocchi
vaganti san tacitare.

Dalla torre di tufo, verso sera,
già la campana chiama alla preghiera
ed al chiaror d’antichi filamenti,
orgoglio e pregio di lontani eventi,

tessi la trama del nostro avvenire
fidando suscitar sopito ardire,
del Colle con l’ausìlio di Maria
ripalesar compianta valentìa.

Prof. Domenico Crea                               Mormanno 24/08/2020

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Sito : www.creadomenico.com


Intervento al Faro per la presentazione del mio libro sul Pastificio D’Alessandro

Autorità, Signore e Signori, buonasera.

Ti ringrazio, Sindaco, per le belle parole nei miei confronti, e voglio congratularmi con te per come, in questo tremendo periodo dell’epidemia da coronavirus, hai saputo salvaguardare la nostra comunità.

Mi piace ricordarti che hai sul capo la responsabilità e l’onore di essere uno dei più antichi rappresentanti del popolo di questa nostra Italia, forse il centocinquantesimo, o più, Sindaco di Mormanno, nel medioevo designato dal popolo, poi eletto.

Giacché, come quasi tutti qui sanno, questo borgo ebbe il primo Sindaco intorno al 1340, al tempo dell’Angioina Regina Giovanna e la prima notizia in un documento ufficiale recita:

A capo di questo coordinamento figurano 2 concittadini, Giuliano Bloise e Lorenzo Manco, Sindaci dell’Università di Mormanno, che a nome di questa e del Vescovo Gioacchino Suare, fecero presenti al re i privilegi già da oltre un secolo concessi.

Richieste che il Magnanimo approvò con un suo atto del 7 Marzo 1443.

Questa citazione per ricordare i tanti primati civili, religiosi, storici di questo nostro più che millenario borgo.

Si concretizza oggi, a cinquantanni dalla morte di “Don Salvatore; una promessa fatta a me stesso diversi anni fa, quella di voler portare a termine una ricerca sulla singolare nascita e crescita di un’iniziativa imprenditoriale incredibile, un Pastificio, in un paesino tra i monti della Calabria,come già era avvenuto poco più di mezzo secolo prima con la terza centrale idroelettrica in Italia.

Quella nuova, straordinaria e fruttuosa iniziativa per la nostra Mormanno, fu opera di un geniale e coraggioso imprenditore mormannese, Salvatore D’Alessandro, “Don Salvatore” per i più.

La sua “voglia di fare” si manifestò prestissimo, quando ancora minorenne fece firmare ad un amico maggiorenne un contratto per il trasporto e la commercializzazione del manganese, prima con asini e muli, poi con carri e piccoli autocarri.

In seguito strinse alleanze commerciali con imprenditori del Nord e portò avanti l’idea di un Ginestrificio, che realizzò qui a Mormanno e fece crescere fin ai primi anni del dopoguerra.

Ma evidenziò la sua genialità imprenditoriale quando propose ai soci del nord l’idea di costruire un pastificio sulle ceneri del veccho ginestrificio, qui a Mormanno.

Ci volle, infatti, una notevole voglia di innovare ed un coraggio leonino per portare avanti una favolosa idea in una Calabria per lo più rurale, e comunque allora priva di iniziative industriali valide.

In quella Calabria, quindi, arretrata economicamente del dopoguerra, l’idea di Salvatore D’alessandro ci appare come un’innovativa intuizione, in linea, come dimostro nella parte finale di questa ricerca, con la tradizione imprenditoriale di questo antico Borgo, unita ad una ferrea volontà di attuare un’impresa, per quei tempi davvero stupefacente, in un paese arroccato sui monti della Calabria.

Ma Egli usci vittorioso da questa non comune intuizione, realizzando un’impresa che si affermerà, in concorrenza con le grandi industrie del centro-nord, non solo in Calabria, ma anche in varie Regioni, vicine e lontane, facendo conoscere il nome di Mormanno in buona parte d’Italia, dove giungevano i camion con scritto sui teloni il nome del nostro borgo..

Confesso che ho provato una crescente ammirazione nel seguire la nascita e l’evolversi di questa impresa industriale, che, pur tra mille difficoltà, “Don Salvatore” riusciva a dirigere e far crescere con mano ferma, ed incrollabile fiducia nel futuro della sua creatura.

Alla sua fervida capacità innovativa nel campo imprenditoriale, che significa saper tradurre velocemente le idee in azioni, si associava, infatti, una notevole ”audacia” ed una forte attitudine ai contatti umani, sia con i poteri politici e religiosi, sia soprattutto con i suoi più stretti Collaboratori, con i dipendenti, con gli operai, che con il loro lavoro assiduo collaborarono allo sviluppo dell’Azienda.

Ma “Don Savatore”, da audace Imprenditore, mise in piedi altre iniziative degne di nota: L’industria cartaria, i Laghi di Sibari, il Caseificio, l’Azienda agricola di bovini e suini, un Supermercato, il Cinestar, ed altro.

A rievocarla con occhio distaccato, a 50 anni dalla scomparsa, la sua vita può sembrare una favola; niente di più errato, perche la sua vita fu una inarrestabile, intensa voglia di fare, supportata da una rara intelligenza, da idee geniali e da una ferrea volontà di azione.

E quella sua entusiastica e fattiva attività fece sì che Mormanno crescesse economicamente e socialmente molto più velocemente di tutti i paesi del circondario.

Ho inserito un elenco, sicuramente incompleto, di impiegati ed operai che contribuirono a rendere sempre più grande quella intuizione di “Don Salvatore”.

Egli viene descritto da tutti come un fervente cattolico:Ho potuto infatti visionare le sue numerose elargizioni di denaro alla Chiesa, ad Enti benefici ed a persone in gravi difficoltà, che grati ringraziavano, nonché decine e decine di lettere di raccomandazione per mormannesi sparsi in Italia e le risposte di ringraziamento da parte di essi.

Era una dote umanitaria insita nel suo animo, sconosciuta ai più.

Ma il destino”cinico e baro” stroncò la vita di “Don Salvatore” su un’autostrada, quando ancora era dinamico e fattivo più che mai, e tanti, con orazioni ai funerali e scritti postumi, hanno evidenziato e compianto una personalità poliedrica non solo della nostra Mormanno, ma forse della Calabria e del Mezzogiorno d’Italia.

La sua improvvisa, tragica scomparsa ha indubbiamente rappresentato una grande perdita non solo per la Famiglia e per l’Azienda, ma anche per la nostra comunità mormannese..

Fu una Persona dall’intelligenza prodigiosa e strabiliante e dalla feconda attività, come si evince da questa mia ricerca.

Riporto anche le lodi commosse, sentite, vere, pronunciate al suo funerale, che rendono solo in parte giustizia ad uno straordinario personaggio nella storia della nostra Mormanno e della Calabria.

Onori al merito, che anch’io mi permetto di esprimere, e non frasi di circostanza, e, di fronte ad un pioniere di tal fatta, citando il Manzoni alla scomparsa di Napoleone, volentieri mi piace ricordarlo con i famosi versi “nui chiniam la fronte al Massimo Fattor, che volle in lui del creator suo spirito più vasta orma stampar”.

La sua scomparsa, come sempre avviene, determinò l’inizio di una crisi economica ed industriale che il qui presente primogenito dottor Francesco Carlo, detto comunemente Franz, cercò in tutti i modi di evitare con altre notevoli e fruttuose iniziative.

Per citarne solo alcune: accelerò l’accordo con la Plasmon e la nuova produzione di pasta dietetica, che gli consentirono di chiudere il bilancio del 1977 con un fatturato di ben 7 miliardi di lire, corrispondenti a circa 50 milioni di Euro oggi; cercò di chiudere il contenzioso con la ditta Garbuio per le macchine non funzionanti e tanto altro!

Ma il clima politico era ormai del tutto cambiato ed i politici amici, come l’On. Antoniozzi ed altri, si erano tutti dileguati, per cui le Banche pretesero il rimborso immediato di tutti i prestiti concessi, che si riferivano a precedenti crisi finanziarie avvenute sin da quando “Don Salvatore” era ancora in vita.

Ed i nuovi contributi per salvare l’Azienda, pur promessi dalla Gepi, non arrivarono mai, per cui si giunse al Fallimento ed alla definitiva chiusura di un’impresa innovativa ed importante del Mezzogiorno.

Nella seconda parte del XX° secolo, poi, c’è stata qui la stasi delle iniziative imprenditoriali e culturali che avevano caratterizzato lo sviluppo di questo antico Borgo, oggetto di una politica dell’assistenzialismo che ha generato una cultura dell’assistenzialismo, soffocando quello spirito imprenditoriale e culturale che aveva fatto di Mormanno il Faro di questa zona.

Io mi auguro che quello spirito non sia morto del tutto, ma che qualche scintilla di esso covi ancora sotto la cenere e che ancora possa d’un tratto emergere per arrestare lo spopolamento in atto e riportare Mormanno ad essere sempre un “Faro” per la nostra zona e per la Calabria tutta, come hanno fatto per oltre un trentennio Salvatore D’Alessandro e poi il suo primogenito Francesco Carlo, qui presente.

Attraverso frequenti contatti con lui, che gentilmente mi ha dato in visione tanti documenti, che era impossibile inserire in questa publicazione, ho evidenziato le varie tappe della straordinaria Storia del Pastificio D’Alessandro.

Sono perciò felice ed orgoglioso di questo lavoro, che ancor di più rende evidente, nei tredici secoli di esistenza di questo Borgo, la notevole capacità imprenditoriale dei suoi abitanti ed in particolare di “Don Salvatore”, vero imprenditore innovatore.

Egli ha propagato nel Mondo il nome della sua cara Mormanno, come già aveva preconizzato, in campo letterario, nel XIX° secolo un altro degno figlio di questo Borgo, il letterato Domenico Anzelmi, che in un suo scritto affermava:<

Nel tempo dei nostri Avi fu detto l’Atene Calabra>>.

All’interno di questo volume troverete anche foto e Documenti che renderanno ancor più interessante e piacevole la lettura.

Cedo quindi la parola all’Amico Dr Francesco Carlo, collaboratore fin da giovanisimo col Papà “Don Salvatore”, perciò testimone privilegiato di tutta quella straordinaria, meravigliosa avventura, che sicuramente meritava, ed io spero di averlo fatto, di essere portata a conoscenza delle future generazioni mormannesi, accollandosi le spese della pubblicazione del libro.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 05 Ottobre 2020 17:02)

 

 

I Santi del Mercurion

 

Di tanti Sant’anacoreti, che

in fuga tra Lao e Testosa,

un tempo tante grott’e laure

devot’a Dio lieti abitàro, tu

penso forse già udisti di San

Leoluca il nome, che con San

Saba, San Fantino, San Nilo,

d’ intorno a Murumànnu, miracoli

per il popol facendo, in vit’ascetica

lor pace ed armonìa trovàro.

Ed in aspra natur sopravvivendo

di frutta, erbe, bacche raccolte

o d’un tozzo di pan questuato,

del Dio Vero parola predicando,

romìte plaghe sereni abitaron e

sempre aiut’ e conforto elargiron.

 

 

 

Licurgo e le monete

 

Secondo il biografo greco Plutarco, per evitare che gli Spartani si legassero troppo al denaro, il mitico legislatore Licurgo fece annullare il valore delle monete d'oro e d'argento e stabilì che avessero corso solo quelle di ferro, disponendo che fossero di gran peso e di scarso valore, scomode da accumulare e da portarsi appresso.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 18 Maggio 2020 16:04)

 

 

Raggio di sole

 

Riarse di mia vita fato

ormai copiose stille,

sol nere ombre

profonda solitudine

alimentan sovente.


Di perduti sogni laceri

frantumi a volte,

d’improvviso,

in còr vetust’ avverto.


Ma di serena vita

inutil tentativi,

da penose ombre

vieppiù oscurati,

già sfuman

lontano, lontano


D’agognata pace

subitaneo balenìo,

talor,

tediato còr avverte

ed un tenue sorriso

stabil dolor lenisce.

 

Ultimo aggiornamento (Venerdì 16 Ottobre 2020 15:58)