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Copertina del Libro

Introduzione

Ringrazio di cuore l’Amico Saverio Napolitano 1, storico, per i suoi continui incoraggiamenti e la presentazione.

Ringrazio per avermi onorato di una benevola prefazione al te­sto il Prof. Alfonso Tortora 2.

Ringrazio vivamente, per le conferme linguistiche su alcune còsi cusèddri e proverbi, gli Amici prof. Giuseppe Cantisani e l’Ing. Francesco Regina, Murmannòli veraci, custodi di autentiche perle dialettali.

Ringrazio altresì il Sindaco Guglielmo Armentano e l’Assessore alla Cultura dott. Domenico Armentano per la loro pronta e cor­tese disponibilità.

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A  li  Murmannòli, di ghòj e di cràj.

Repetendum videtur ut non modo casus eventusque

rerum, sed ratio etiam causaeque noscantur.

E’ necessario che si conoscano non solo i casi e gli eventi

delle cose, ma anche la ragione e la causa di esse.

Tacito, Historiae, 1, 4

 

 


 


Presentazione

 

….<
di cui si tende a disegnare una facies troppo compattata su un’indiscussa derivazione greco-latina,
mortificandone la dimensione forse più autentica e meno accade­mica di koinè,
grazie ai numerosissimi imprestiti della più diversa provenienza che può vantare la complessa e affascinante storia re­gionale, proprio per questo bisognevole di uno sguardo analitico ampio e senza preconcetti>>…

 

Saverio Napolitano



 

Prefazione (Prof. Alfonso  Tortora - Università di Salerno)

<

In primo luogo va subito posta in evidenza l’importanza, a mio giudizio, delle iniziative promosse nell’ultimo decennio di que­sto nuovo secolo dagli incontri internazionali di studio dedicati al «Valdismo Mediterraneo»1: una categoria storiografica, questa, affermatasi nell’ambito della ricerca storica italiana, ma di area es­senzialmente meridionale 2, contenente in sé problemi e prospetti­ve storiografiche tendenti a riproporre, sotto la lente di rinnovate letture storiche e sotto l’impulso di nuove ricerche d’archivio, la vicenda umana e di fede dei valdesi vissuti tra il lungo tramonto del Medioevo e l’alba della modernità 3; vicenda storica, la quale pure ha interessato, e in maniera certamente non marginale, diverse regioni del Mezzogiorno d’Italia a partire dall’età basso Medievale. Si tratta di ricerche che, come è stato opportunamente notato da Adriano Prosperi, «[…] offrono intanto nuove risposte a domande vecchie e nuove: per esempio, quelle relative a migrazioni e insedia­menti dei valdesi. Chi erano, da dove venivano le comunità valdesi, dove si diressero e come riuscirono a inserirsi nei contesti dove fissarono la loro esistenza?» 4. Questioni storiche e storiografiche, dunque, che come è facile intuire pure investono, e pesantemente, la storia d’Italia, come ancora ha notato Prosperi, il quale a tal ri­guardo ha puntualizzato che:

«L’importanza della presenza valdese nella società italiana è stata di gran lunga superiore a quello che ne è penetrato nella tradizione storiografica e nella considerazione degli storici. Lo si è verificato ancora una volta nei bilanci dei primi centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, dominati non per caso dalla riduzione della complessità delle religioni storicamente vissute dai popoli della penisola nelle forme di un cattolicesimo tridentino fatto quasi soltanto di papi, parrocchie e santi».

1 Cfr. Valdesi. Da Monteleone di Puglia a Guardia Piemontese. Direzioni di ricerca storica tra Medioevo ed Età Moderna, Colloquio internazionale sul «Valdismo Medi­terraneo», Monteleone di Puglia (Foggia), 7/8/2005, a cura di A. Tortora e M. Fratini, Angri (SA), Editrice Gaia, 2009; Valdesi nel Mediterraneo. Tra medioevo e prima età moderna, Convegno Internazionale di studi, Fisciano – Pagani, 4/5 dicembre 2008, a cura di A. Tortora, Roma, Carocci, 2009; Valdismo Mediterraneo. Tra centro e periferia: sulla storia moderna dei Valdesi di Calabria, 3° convegno Internazionale di studio sul Valdismo Mediterraneo, Cosenza – Arcavacata, 25-26 novembre 2011, a cura di R. Ciaccio e A. Tortora, Nocera Inferiore (SA), Viva Liber Edizioni, 2013.

2 Si legga l’«Introduzione» di M. Fratini e A. Tortora a Valdesi nel Mediter­raneo, cit., pp. 9-11.

3 Cfr. A. TORTORA, Presenze valdesi nel Mezzogiorno d’Italia (secoli XV-XVII), Salerno, Laveglia editore, 2004 (Società Salernitana di Storia Patria. Qua­derni Salernitani, 16).

4 Cfr. A. PROSPERI, Osservazioni conclusive, in Valdismo Mediterraneo. Tra centro e periferia, cit., p. 321.

……omissis….Ci sembra importante ora affermare che lo studio della lingua, della terminologia, delle formule e delle locuzioni linguistiche co­stanti e replicate, delle espressioni e dei nessi verbali può contribui­re a mettere in luce l’esistenza di una comunità, la sua continuità, il suo dilatarsi nello spazio e nel tempo20. Ciò appare vero soprattutto se pensiamo alle comunità valdesi stanziatesi in Calabria nel corso del basso Medioevo e provenienti dal Sud della Francia e al modo con cui queste comunità seppero preservare la loro lingua di deri­vazione territoriale.

Lo studio che segue, elaborato dal professore Crea, può ritenersi una indagine di ambito territoriale basato sull’analisi di un sistema linguistico indagato attraverso indagini dirette con informatori na­tivi di Mormanno. Esso esplora, in sintonia con gli enunciati me­ todologici espressi da Violante e da Audisio, la sintassi del dialetto locale al fine di attestare tracce di «presenze valdesi» in quella regio­ne della Calabria. Sulla base di quanto Crea raccoglie ed espone in relazione alla compagine fenomenologica del dialetto del luogo, se ne potrebbe derivare un futuro progetto di ricerca per una più or­ganica individuazione delle presenze valdesi in Mormanno o luo­ghi limitrofi. Resta il fatto, però, che lo studio di Crea offre un con­tributo interessante a quella conoscenza «della situazione dialettale italiana», di cui già Gerhard Rohlfs ne lamentava nel lontano 1925 le lacune.

Ma di questo daranno ragione le pagine che seguiranno>>.

 

Alfonso Tortora

Università degli Studi di Salerno


 



 

Premessa dell’autore

 

Essendo nato e vissuto a Mormanno per oltre 60 anni, il mio approccio con il dialetto è avvenuto sin da quando ho pronunciato qualche parola di senso compiuto.

Da allora il mio vocabolario dialettale si è ampliato sempre più sino agli anni dell’università, quando invece la tendenza, comune quasi a tutti gli universitari, fu quella di allontanarsene.

L’insegnamento poi ha ancor più accentuato quell’iniziale di­stacco.

Però nel fondo della memoria quel linguaggio è sempre rimasto intatto, tant’è che scorrendo il Vocabolario dialettale mormannese del prof. Paternostro pochissimi termini mi furono oscuri.

Ma un ritorno di fiamma, imprevisto, si è verificato durante la stesura di questa mia ricerca storica sui Valdesi a Mormanno.

Per avvalorare le tesi storiche ho dovuto riordinare le mie cono­scenze dialettali, anzi rafforzarle, inquadrandole, volente o nolente , in un contesto linguistico più ampio, e la ricerca approfondita sul vocabolario provenzale – francese e su quello occitano – italiano ha svelato singolari etimologie dei vocaboli dialettali di Mormanno, evidenziando che buona parte dei termini di quel dialetto (oggi purtroppo un po’ italianizzati), come con questa ricerca spero di dimostrare, sono lemmi di derivazione provenzale ed occitana……

…….La zona Lausberg

 Mormanno è al centro di una particolare zona detta Area Lau­sberg dallo studioso Heinrich Lausberg che nel 1939, avendola per primo esplorata ed analizzata, ne segnalò l’estrema arcaicità.

Subito dopo anche il grande linguista G. Rohlfs  nel secolo pas­sato, essendo venuto in zona, e pure a Mormanno, evidenziava la singolarità dei dialetti nella zona al confine calabro-lucano, che per il suo grado di arcaicità è stata definita zona arcaica calabro-lucana.

Con il passare degli anni sempre più dialettologi hanno intra­preso lunghi studi su questa zona, un’area dialettale italo-romanza posta tra Calabria e Lucania, nota ormai come Area Lausberg.

Di tale area, nella quale esistono e si compenetrano molte parla­te che, nonostante discendano tutte dal latino volgare, presentano sistemi vocalici molto differenti l’uno dall’altro, si ricercano ancor oggi le cause, storiche e linguistiche, della sua peculiarità.

Per quanto riguarda il vocalismo, sono state individuate dagli studiosi più suddivisioni all’interno di quest’area che comunque di per sé costituisce un “unicum” dal punto di vista linguistico.

L’innovazione linguistica del sistema napoletano, infatti, non ar­riva a toccare questa zona lucano-calabrese, rimasta in tal senso più conservativa e arcaica.

Paolo Martino afferma: «Si può dire che i dialetti calabresi  sono tra i più studiati nella dialettologia italiana, anche grazie alla polemica tra i sostenitori dell’ininterrotta continuità della grecità (Rohlfs, Karanastasis, Hatzidakis, Kapsomenos, Caratzas, ecc.) e quelli della neoellenizzazione (Morosi, Battisti, Pagliaro, Alessio, Parlangeli, Falcone ecc.). Tuttavia molto resta ancora da fare, spe­cialmente nel campo del lessico e della semantica. Indagare a fon­do i vari comparti del lessico di un dialetto significa esplorare la cultura della collettività che lo parla».



Si spera, con questa ricerca, di contribuire all’intento di cui sopra.

 

 


 

Le caratteristiche linguistiche di Mormanno

 

Nel dialetto di Mormanno, in generale, la lingua presenta un sistema di cinque vocali, nel quale è assente la distinzione tra le vocali IeI ed IoI chiuse e aperte, e che quindi mostra un’alternanza fra suoni molto chiusi, lil, lul, e suoni molto aperti lèI, lòI.

L’indebolimento delle vocali atone che confluiscono nel suono indistinto IəI (simile alla e del francese de, je e chiamato dai lin­guisti schwa)103, presente nei dialetti dei paesi vicini, non avviene nel dialetto di Mormanno, dove le vocali finali sono ben scandite e chiuse.

Per quanto concerne le consonanti, al gruppo lndl del toscano, dialetto assurto poi a Lingua nazionale, corisponde il gruppo lnnl.

Questo fenomeno è detto “assimilazione”: un fonèma rende si­mile a sé il fonèma che immediatamente lo precede o lo segue; in questo caso la lnl, nasale dentale, ha assimilato, cioè reso uguale a sé, la dentale seguente IdI. Esempi: mannà (mandare), cannèla (can­dela), mùnnu (mondo), quànnu (quando), tùnna “tonda” ecc.

Ai gruppi llsl, lnsl, lrsl del toscano-fiorentino corrispondono i gruppi: llzl, lnzl e Irzl; pinzà (pensare), ‘nzòmma (insomma); ‘nzalàta (insalata), cunzèriva (conserva).

Alla IbI semplice del toscano corrisponde una doppia lbbl; esem­pi àbbile (abile), abbìssu (abisso), àbbitu (abito) nòbbili (nobile), sabba­tudìa (sabato).

Sempre alla lbl toscana posta ad inizio di parola corrisponde una lvl; esempi: vucca (bocca), vàriva (barba), vràzzi (braccia), vùtti (bot­te), vrashcèri (braciere), vavùsu (bavoso), viscòttu (biscotto)……

 

……Ad inizio di parola spesso le vocali vengono accompagnata da una notevole aspirazione o addirittura da un IgI: per esempio “Anna” verrà pronunciato Gànna, Gannìna, “oggi” diventa gòi, “un­dici” gùnnici…….

 

 

 

Ricerca etimologica di alcuni termini, su circa 500, del dialetto di Mormanno dal “Provenzale”

Di alcuni lemmi è indicata un’etimologia provenzale ed occitana.

Notare il frequente mutamento della labiale IbI nella labiodentale IvI.

I lemmi contrassegnati da (R) sono tratti dal Rohlfs108 e da lui riferiti a Mormanno con l’indicazione MM.

 

Provenzale/Francese Mormannese
Abaucà/cesser, calmer Abbàca(mi c’) - ho voglia
(ma ti c’abbàca=chi te lo fa fare)
Abbada/observer Abbadà - guardare, farci caso
Abatoun/jeune abbé Abbatozzulu (Rohlfs) – pretino
Abeissoun/en se baissant Abbasciùni(stari) (R) - star curvato
Aboulà/convoiter Abbulà (R) - agognare, non vedere l’ora
Aboutouli/boursouflé Abbuttàtu – gonfio
Abuta/pousser Vuttà (R) - spingere (si chiàma Lina, e si nò’ la vùttasi no’ camìna) la carriola
Abragui/abattre, s’abceder Abbragùtu (R) - afono, gola infiammata
Abrihando/premiers jours d’Avril Aprilànti (R) - (quattru aprilanti jiùrni quaranta)

( Continua…)

 

 


 

Conclusioni

 

La mia ricerca è giunta al termine. Mi auguro di esser riuscito ad evidenziare come un gruppo di immigrati valdesi (circa il 20% del­la popolazione) abbia influito sui costumi, la religiosità, la lingua, l’economia di Mormanno.

La strada è stata appena tracciata, ma c’è ancora tanto lavoro e spero che meglio di me altri si cimenteranno.

La piacevole soddisfazione della scoperta di un documento, di una notizia, sono spesso preceduti da un crescente intimo piacere , dovuto all’impegno profuso in una, spero utile, ricerca.

Per un ricercatore storico, come immodestamente mi definisco, trattasi di un piacere intellettualmente avvertito con gioia, che, come diceva il sommo Dante, «intender non lo può chi non lo prova», che sempre ripaga le fatiche degli occhi e la noia per il tempo tra­scorso nelle biblioteche e negli archivi a leggere e sfogliare polve­rose carte.

Ma la soddisfazione di aver tentato di illuminare alcuni even­ti, alcune etimologie linguistiche di una micro area, inseriti in un periodo storico che presenta ancora molte zone d’ombra, ripaga sicuramente ogni disagio.


Ultimo aggiornamento (Giovedì 21 Aprile 2016 12:01)

 

Commenti  

 
#1 healthraport.it 2015-07-29 06:45
Grazie! Grande articolo, non sempre si trovano perle
come queste.
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