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Giovanni Della Casa : dalle Rime


O sonno, …..

O sonno, o de la queta, umida, ombrosa

notte placido figlio; o de’ mortali

egri conforto, oblio dolce de’ mali

sì gravi ond’è la vita aspra e noiosa;

soccorri al core omai, che langue e posa

non have, e queste membra stanche e frali

solleva: a me ten vola, o sonno, e l’ali

tue brune sovra me distendi e posa.

Ov’è ’l silenzio che ’l dì fugge e ’l lume?

E i lievi sogni, che con non secure

vestigia di seguirti han per costume?

Lasso, che ’nvan te chiamo, e queste oscure

e gelide ombre invan lusingo. O piume

d’asprezza colme! o notti acerbe e dure!



1-2. O Sonno... figlio: il Sonno è mitologicamente definito figlio della Notte (placido figlio).

La notte è rappresentata come calma (queta), morbida (umida) e misteriosa (ombrosa).

3. egri: infelici, sofferenti (latinismo); oblio: dimenticanza.

4. ond’è...noiosa: per i quali la vita è amara e piena di dolori.

5-6. soccorri... non have: vieni in soccorso al cuore ormai che è tormentato e non ha pace.

6. stanche e frali: indebolite e fragili.

7. solleva: rinvigorisce, rafforza; a me ... vola: vola verso di me; l’ali tue brune: le tue ali scure, il Sonno nella mitologia è raffigurato come una divinità alata.

9. che ’l dì... lume: che fugge la luce chiara del giorno.

10-11. E i lievi... costume: e i sogni impalpabili, vaghi (lievi), che sono abituati ad accompagnarti (di seguirti han per costume) con passi incerti (non secure vestigia).

12-13. Lasso... lusingo: povero me! che invano ti chiamo e invano cerco di attirare (lusingo) queste ombre fresche e oscure. Il poeta cerca di lusingare le ombre della

notte, apportatrici del bramato riposo.

13-14. O piume... acerbe e dure!: o letto pieno di sofferenza, o notti crudeli e tormentose.




In questi versi, il poeta, stanco ed ormai rassegnato, prega inutilmente che il sonno venga a liberarlo dagli affanni e dalle preoccupazioni quotidiane.

Le veglie notturne in preda ai tormenti dell’insonnia sono un tema letterario piuttosto ricorrente.

Virgilio nell’Eneide definisce la notte queta e umida e la personificazione del Sonno, creatura alata, era già presente nella mitologia classica e in numerosi poeti greci e latini.

Anche Petrarca, Boccaccio, Lorenzo de’ Medici descrivono nei loro versi l’angoscia per l’assenza del sonno.

Della Casa, però, affronta questo tema in modo originale, oserei dire “moderno”, rispetto ai poeti prima citati: Qui l’insonnia non è provocata da eventi contingenti, come per esempio le pene d’amore, ma è specchio di un profondo malessere esistenziale.

Il poeta invoca inutilmente il conforto del sonno, di un oblio che lo liberi almeno temporaneamente dalle inquietudini esistenziali, dalle preoccupazioni e dalle fatiche della vita quotidiana.

Si dispera per le notti interminabili trascorse in veglia ansiosa, senza la consolazione dei sogni, in un letto che accoglie soltanto i suoi lamenti per un riposo vanamente atteso.

Nel sonetto si può cogliere la sincera ispirazione del poeta, che si manifesta nelle tormentate e petulanti domande iniziali con cui egli si rivolge al Sonno nella prima terzina e nelle esclamazioni conclusive, che sanciscono la fine di ogni speranza di vedere esauditi i suoi desideri di riposo e di oblio.

Si avverte qui il respiro affannoso di chi è ancora al centro del tunnel e non ha la forza di avanzare, ed invoca un aiuto sovrumano per “saltare” quel reo tempo che opprime la sua voglia di vivere.

Dal punto di vista stilistico, la lirica si distingue per la presenza di numerosi enjambement: Della Casa sceglie di spezzare continuamente il ritmo metrico, spesso in concomitanza con l’enunciazione di parole o concetti chiave del componimento.

Questa scelta conferisce alla lirica un ritmo un pò lento, a cui contribuiscono anche diverse pause interne e l’impiego di numerose parole brevi, che scandiscono e rallentano ulteriormente l’andamento dei versi.

Al di là dell’ innegabile genuinità dell’ispirazione da cui scaturisce lo sconforto, questo sonetto rivela una raffinata ricerca di espedienti retorici, evidenziata dalla varietà e dalla quantità delle figure: antitesi (oblio dolce de’ mali/ sì gravi, vv. 3-4; conforto.../aspra e noiosa, vv. 3-4); coppie di aggettivi (stanche e frali, v. 6; acerbe e dure, v. 14); endiadi (’l dì... e ’l lume, v. 9); metonimia (piume, v. 13), come personificazione del sonno.

Il sonetto presenta lo schema delle rime incrociate (ABBA ABBA) nelle quartine, e alternate (CDC DCD) nelle terzine.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 16 Aprile 2014 18:29)

 

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