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Prof. Domenico Crea
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Il tema lirico della sera

Il tema della sera e della notte, sin dall’antica Grecia, ha sempre ispirato gli animi più sensibili ad una costante introspezione, capace di illuminare, a volte soltanto per brevi istanti, il senso sia della propria esistenza che dell’intera umanità.

Nella stragrande maggioranza dei casi, quei lampi vengono però dimenticati o trascurati, e solo i veri poeti, pochissimi in verità, sono capaci di trasfondere in immagini icastiche quelle sensazioni, accompagnandole con personali originalissime riflessioni.

E’ appunto, per esempio, il caso del Sommo Poeta Dante, il cui Paradiso è stato definito “poesia dell’ineffabile”.

La sera è anche la confidente del poeta; è il momento in cui  egli riflette sulle vicende della propria vita e sul tempo, elemento incontrollabile e fuggente, che scorre velocemente nel suo processo di autodistruzione .

Verso sera, quindi, è come se, appressandosi la notte, già negli animi dei Poeti si apra un momento di più intenso ripiegamento su se stessi, uno squarcio riflessivo sulle tematiche esistenziali\, un’anteprima su quella che poi sarà la dimensione onirica vera e propria.

In brevi flash spero di richiamare alla Vostra cortese attenzione alcune riflessioni sulla tematica, con l’analisi di alcune tra le più belle liriche inerenti la sera e la notte.

Ne sceglierò una per volta, a mio personale giudizio tra le più significative.

Inizierò con un breve commento a quella che, a detta di tanti, è tra le più belle.


Saffo : Tramontata è la luna (nella traduzione di Salvatore Quasimodo)


Tramontata è la luna

e le Pleiadi* a mezzo della notte;

anche giovinezza già dilegua,

e ora nel mio letto resto sola.


*dette anche Gallinelle, nome di un gruppo di stelle della costellazione del Toro, nelle quali, secondo il mito greco, sarebbero state trasformate le sette figlie di Atlante e Pleione (in realtà le stelle del gruppo sono nove)


La lirica indaga la fugacità della giovinezza, l’età dell’amore e delle passioni, che nella nostra esistenza sembra trascorrere velocemente come le Pleiadi, che dopo metà della notte escono dalla nostra vista nel cielo.

Si avverte subito una nota di rimpianto e di nostalgia per l’inarrestabile fluire del tempo, e l’amara costatazione che come sono velocemente tramontate la luna e la costellazione, così, per la Poetessa, lo è l’età della passione e dell’amore.

E si prospetta amaramente un’esistenza di vuota solitudine.

E’ un’immagine drammatica ed al contempo didascalica (come il “Quant’è bella giovinezza…”del Magnifico), ma attenuata, intima, lieve e dolceamara, che ci colpisce sì, ma subito ci trasporta in un’aura di distaccata e meditabonda contemplazione sulla nostra breve e non sempre felice esistenza.

E tutto ciò Saffo lo esprime in soli quattro brevi versi !

Altri famosi poeti e scrittori in cui mi sono imbattuto (ma chissà quanti altri!) hanno trattato questo tema della fugacità del tempo, e ve ne propongo alcuni :

Orazio,carm, 1,11:

……………...Dum loquimur, fugerit invida
Aetas: carpe diem quam minimum credula postero.

(Mentre parliamo, sarà già fuggito l’invidioso tempo: cògli l’attimo ( le opportunità) e credula non aspettar domani)


Virgilio, Georgiche, 3, 284:

Fugit irreparabile tempus

( Fugge irreparabilmente il tempo)


Ovidio, Ars amat..3, 64:

Nec, quae praeteriit, hora redire possit.

(Non si può richiamare l’ora che è trascorsa)


Orazio, Carm. 2, 18, 15-16:

Truditur dies die, novaeque pergunt interire lunae.

(Il giorno è dal giorno sospinto, e appena nate si affrettano le lune a tramontare)


Ovidio, Fasti, 6 ,771-772:

Tempora labuntur, tacitisque senescimus annis, et fugiunt freno non remorante dies.

(Il tempo corre e silenziosamente invecchiamo, mentre i giorni fuggonosenza che nessun freno li arresti)

Cicerone, Cato mai., 69:

Horae quidem cedunt et dies et menses et anni; nec praeteritum tempus Umquam revertitur; nec quid sequatur sciri potest.

(Le ore camminano e con esse i giorni, i mesi e gli anni; ed il tempo trascorso  mai più ritorna; né quel che avverrà possiam sapere)

Seneca, De brevitate vitae

In cursu semper est, fluit et praecipitatur

(E’ sempre in corsa, scorre e precipita)


Zenone di Elea, paradosso:

Achille è riconosciuto come il più veloce degli eroi antichi, eppure, secondo Zenone, egli non potrà mai raggiungere una lenta tartaruga. Si immagini la gara: Achille scatta veloce e in un certo tempo raggiunge il punto in cui era la tartaruga. Ma nel frattempo la tartaruga ha percorso un certo spazio. In un attimo Achille raggiunge il punto in cui era la tartaruga. Essa, però, non è più lì: sia pure di poco, ha percorso un altro spazio. Achille lo supera facilmente, ma ecc. ecc. Così Achille, conclude Zenone, si avvicina sempre alla tartaruga senza poterla mai raggiungere.

Dante, Purgatorio, 3

ché perder tempo a chi più sa, più spiace.

(Che il perder tempo, a chi più sa quanto valga (ne conosce il valore), più dispiace)


Dante, Purg. 4, 9:

Vassene il tempo, e l’uom non se n’avvede.


Petrarca, Canz. CCLXXII

Il tempo fugge, e non s’arresta un’ora.


Nota a margine :

Occorre però non dimenticare che il Decadentismo ha introdotto la nozione di “durata” che subentra a quella di “tempo”.

Si afferma, infatti, che mentre il tempo (quello dell'orologio, del calendario ecc.) è creazione astratta dell'uomo, una mera convenzione istituita per motivi pratici, la durata è il tempo concreto, espressione della reale ed irreversibile durata di tutte le cose e della coscienza del movimento evolutivo.

Mentre nel tempo astratto c'è distinzione tra presente-passato-futuro e la progressione è regolare, continua e irreversibile (ad es. tutti i minuti sono uguali - cioè di sessanta secondi -; dopo uno viene sempre un altro - e non è possibile la sospensione -; un minuto passato è finito per sempre e dunque non può essere più), nella durata manca la distinzione, la progressione è irregolare, discontinua

e reversibile (ad es. passato e futuro sono nel presente come ricordo e come aspettativa; un minuto può esser più lungo di un'ora o un giorno o un anno; sono possibili sia sospensioni, sia ritorni del passato).

In tale prospettiva assume dunque il massimo valore la memoria, che non è più “la soffitta del passato”, ma piuttosto la cosciente esperienza della durata e dunque coincide con l'essere: ciascuno di noi è di fatto tutto quel che “ricorda” di essere stato o che sarà. (Bergson, per approfondire)

Per Pirandello, come per il filosofo francese, il tempo è una delle tante forme create dall'uomo, per sue esigenze teoretiche e pratiche, dunque è insussistente e falsa al pari delle altre.

E' vera, invece, la nozione di durata o tempo soggettivo, scandito cioè dalla coscienza di ognuno

di noi. Ma, come abbiamo visto, la durata non solo non conosce la distinzione presente-passato-futuro, ma non procede neppure linearmente e a senso unico, ammette salti, ellissi, balzi in avanti e indietro, accelerazioni e decelerazioni variabili indefinitamente.

Cosicché, per questo aspetto, ogni individuo è una galassia a sé stante, che può sfiorare o scontrarsi con le altre, ma mai comunicare, giacché manca qualsiasi termine comune di riferimento e manca qualsiasi mezzo che veicoli “messaggi” senza manipolazioni ed interferenze.

Un bel rompicapo, Amiche ed Amici Lettori.

 

Ultimo aggiornamento (Lunedì 22 Agosto 2016 09:20)

 

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