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Copertina del Libro
Questa pubblicazione rappresenta una ricerca storico-letteraria a cura dell'Autore, con una introduzione di Mons. Don Giuseppe Oliva.

Ricerca storico-letteraria a cura dell’Autore

 

Introduzione

 

Omissis…………………….

 

Questo scritto del prof. Domenico Crea è particolare ed originale, perché :

1. I dati storici - fatti e tempi - sono offerti in modo semplice e rapido e sono ben rapportati tra loro, offrendo così un chiaro segno di competenza e di padronanza della materia;

2. Perché l'autore riporta i luoghi della Commedia, noti e non noti, nei quali Dante — poeta e fiorentino — parla di Bonifacio VIII: per me è stato un diletto estetico, in quanto ho visto realizzato il mio desiderio di veder raccolti quei versi che nelle varie letture della Commedia non ero mai riuscito a raccogliere ( una impresa sempre mancata !).

 

 

Omissis…………

 

Un Papa nella Storia! E' un anello di una catena, ma può risultare un anello di grande interesse culturale.

E' così per Bonifacio Vili, per il tempo nel quale vive, per la bolla "Unam sanctam", per quel che il poeta e fiorentino Dante dice di lui nella Commedia....

Insomma.....molte grazie, prof. Crea, per la tua fatica : uno spicchio di mondo dell'alto Medioevo e un intreccio di vicende profane ed ecclesiali tramite il tuo scritto ci raggiunge e ci fa pensare e riflettere..... Non è cosa da poco.

 

Sac. Giuseppe Oliva

 

 

Premessa dell’Autore

 

Questa ricorrenza dei 700 anni dalla morte di Bonifacio VIII (2003), e dei 710 dalla sua elezione a Papa (2004), coincidendo con gli anni d’inizio del terzo millennio dell’Era Cristiana, mi è sembrata un’occasione stimolante per una breve, ma significativa ( io lo spero ) riflessione storico-religiosa.

Il secolo che si è appena concluso è già stato definito dagli storici il “Secolo breve”, facendolo essi iniziare dal 1918 (conclusione della 1^ Guerra Mondiale, che “chiudeva” l’epopea della rivoluzione francese, del Risorgimento, del predominio in Europa, delle guerre coloniali ), e facendolo terminare nel 1989 (caduta del muro di Berlino, e nuovo assetto dell’Europa dell’Est e della Russia).

Ovviamente “Secolo breve” in relazione al precedente, definito “Secolo lungo”, facendolo gli storici iniziare dal 1789 e concludendolo nel 1918.

Secolo forse “breve”, ma incredibilmente più “vivace”, nel bene e nel male, di tutti quelli che lo hanno preceduto, per la violazione sistematica dei diritti inalienabili dell’Uomo e della sua Dignità ( Dittature, Olocausto, guerre, Atomica, ecc.) , ma anche per il vertiginoso progresso della Scienza e della Tecnologia in ogni campo.

Anche la Chiesa, con il Concilio Vaticano II, ha adeguato la sua azione alle nuove sfide poste dal progresso, pur rimanendo sempre nell’alveo della sua millenaria storia.

E come nel campo prettamente scientifico si sono avute conferme e smentite di antiche convinzioni, così anche nel campo storico-filosofico-umanistico si sono elaborate nuove teorie, che modificano, talvolta significativamente, la visuale da cui certi giudizi furono espressi.

 

Omissis…..

 

Nell'ottobre del 1294 Papa Celestino V lascia L'Aquila con Re Carlo D'Angiò alla volta di Napoli dove trasferisce la Sede Papale.

Inesperto delle lotte e degli intrighi politici romani, si lasciò molto influenzare da Carlo d’Angiò e dai cardinali francesi. Accortosi degli errori commessi, dopo meno di 5 mesi rinunciò al papato il 13 dicembre 1294, unico caso nella storia della Chiesa.

Dante nel III° canto dell’Inferno, ai versi 58-61, lo pone tra gli ignavi :

 

“Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto,

vidi e conobbi l’ombra di colui

che fece per viltade il gran rifiuto”[1]

ed esprime un giudizio fortemente negativo su di lui, non perdonandogli il fatto che a seguito delle sue dimissioni venne eletto Papa, col favore del re di Napoli, il 26 Dicembre 1294, Benedetto Caetani, col nome di Bonifacio VIII , artefice poco dopo di tutte le sue disgrazie.


Omissis….


Il culmine della notorietà e del potere egli lo conseguì nell’anno 1300, allorquando il 22 Febbraio indisse con la bolla[2] Antiquorum habet fidem il 1° Giubileo o Anno Santo della Storia della Chiesa, forse sulla scia della “Perdonanza” proclamata dal suo predecessore, Papa Celestino V, stabilendo che esso venisse ripetuto ogni 100 anni.

E’ qui d’obbligo una breve cronistoria del Giubileo o anno Santo:

Giubileo deriva dal latino tardo Jubilare, gettare grida di gioia, in prestito dall’ebraico Yobel, corno del capro, con cui si annunciavano le feste celebrate ogni 50 anni, allorché la terra era lasciata riposare e quindi non la si lavorava, cessava la servitù delle persone, venivano restituite agli antichi possessori le terre alienate. Con ciò si intendeva forse riparare alle ingiustizie umane.

Il tema dell’indulgenza era stato già affrontato durante le Crociate, nel corso del “200, secolo di altissime manifestazioni spirituali: San Bernardo di Chiaravalle, infatti, parlava di “un anno di perdono” rivolto ai combattenti della seconda Crociata.

Successivamente, nel 1343, papa Clemente VI lo ridusse a cinquanta, e proclamò quello del 1350.

Urbano VI, nel 1389, stabilì che lo si celebrasse ogni 33 anni, e ne proclamò subito uno nel 1390.

Poco dopo Bonifacio IX° ne proclamò un altro nel 1400, e Martino V°, per la fine dello scisma, ancora un altro nel 1423 ed uno nel 1450.

Poi nel 1475 divenne venticinquennale, e per la prima volta fu denominato Anno Santo da Papa Paolo II°

In questo secolo vi sono stati Giubilei Speciali, come nel 1933 per il 19° centenario della morte di Gesù, e nel 1983 per i 1950 anni della Redenzione.

Non vi sono stati Giubilei nel 1800 ( per la rivoluzione francese e le guerre napoleoniche ) e nel 1850 ( per i moti rivoluzionari europei ed italiani del 1848 ).

Quel primo Giubileo[3] secondo le cronache dell’epoca riscosse un successo eccezionale, non solo per le presenze, ma anche per un certo flusso di denaro che rimpinguò le casse del Laterano, dove risiedeva il Pontefice, in quanto il Vaticano divenne la sede del Papato solo nel 1377.

Per ottenere le indulgenze bisognava confessarsi, comunicarsi e visitare le Basiliche più importanti.

 

Dante ce ne da una descrizione in Inferno, XVIII, W 28-33

 

come i Roman per l'esercito molto,

l'anno del giubileo, su per lo ponte

hanno a passar la gente modo colto,

che da l'un lato tutti hanno la fronte

verso '1 castello e vanno a Santo Pietro,

da l'altra sponda vanno verso '1 monte.[4]

 

Il primo giubileo, che è rimasto così fortemente impresso nel ricordo di Dante fino a dettargli questa similitudine, ebbe un successo superiore al previsto.

Alcuni umanisti pensarono che l’idea fosse sorta dal ricordo degli antichi Ludi saeculares, ….


Omissis…


Per tutto il Medioevo infatti fu in auge la Teoria del Sole e della Luna, che identificava col Sole, brillante di luce propria, il Papa, “Potestas directa” e con la Luna, brillante solo di luce riflessa, l’Imperatore, “Potestas indirecta”.

Di conseguenza il Potere Imperiale riceveva il crisma della legalità e della sacertà soltanto attraverso l’investitura del Papa, che ponendo sul capo dell’Imperatore la corona, o comunque concedendogliela, lo investiva del potere divino, concesso da Cristo a S. Pietro, (tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa) e da quello ai successivi Pontefici.

 

Anzi essi facendosi forza di un documento, la cosiddetta “Donazione” del territorio di Roma al Papa Silvestro I° da parte dell’Imperatore romano Costantino, quando trasferì la sede dell’Impero a Costantinopoli, pretendevano di gestire direttamente un proprio regno.

Nel canto XIX dell’Inferno c’è una famosa invettiva di Dante in proposito :

Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,

non la tua conversion, ma quella dote

che da te prese il primo ricco patre![5]

 

Solo nel secolo XV° l’umanista Lorenzo Valla dimostrerà la falsità del documento, redatto dalla Curia romana nel secolo IX°, ma fino ad allora….

Alcuni anni dopo la morte di Bonifacio VIII°, Dante, nel De Monarchia e poi nel VI° canto del Paradiso, con grande coraggio, in contrapposizione alla teoria del Sole e della Luna, elaborò la cosiddetta Teoria dei Due Soli, affermando che non un solo potere Dio avesse concesso agli uomini, bensì Due: quello spirituale ai Pontefici e quello temporale agli Imperatori.

 

Infatti nel De Monarchia III, 15 afferma:

“L’uomo ebbe bisogno di due direzioni, secondo il suo duplice fine : cioè del sommo pontefice, il quale conducesse il genere umano alla vita eterna, secondo le verità rivelate, e dell’imperatore, il quale dirigesse il genere umano alla felicità temporale”.

Omissis….

Per Dante quindi la formazione dell’Impero romano s’inscriveva ab eterno in un disegno provvidenziale della storia dell’umanità, per cui Roma doveva unificare il mondo sotto il suo dominio al fine di meglio favorire la diffusione della “buona novella” che il Cristo avrebbe annunciato.

Quindi, sosteneva Dante, gli Imperatori avevano gli stessi poteri dei Pontefici e al più dovevano ad essi un rispetto filiale.

Dante perciò non ha dubbi nell’attribuire la colpa dei contrasti tra Papato ed Impero a Bonifacio, come in Purgatorio XVI°, 97 :

“Le leggi son, ma chi pon mano ad esse?

Nullo, però che ‘l pastor che precede,

ragumar può, ma non ha l’unghie fesse;

per che la gente, che sua guida vede

pur a quel ben fedire ond’ella è ghiotta,

di quel si pasce, e più oltre non chiede

Ed ancora dopo qualche terzina :

“L’un l’altro ha spento; ed è giunta la spada

col pasturale, e l’un con l’altro insieme

per viva forza, mal convien che vada;

però che, giunti, l’un l’altro non teme”.

 

Omissia….

 

Perciò noi oggi siamo costretti a chiederci : Se non avesse difeso con tanto vigore il ruolo del Pontefice e la libertà della Chiesa di Roma, avremmo ancora una Chiesa oggi ?

Se non ci fosse stato quel Papa a difendere strenuamente l’autonomia ed il prestigio della Chiesa di Roma, i successivi Pontefici sarebbero mai tornati dalla cattività avignonese ?

A conclusione di questa mia ricerca storico-letteraria riporto il brano finale dell’intervento del Cardinale Sodano ad Anagni il 12 Ottobre 2003 per la celebrazione del VII centenario della morte:

“Considerando la figura del Papa Bonifacio, vien fatto di osservare che sicuramente per una cosa, anche se forse per questa soltanto, egli sarebbe stato disposto a "lasciare tutto", anche la vita: la difesa della libertà della Chiesa e del Papato.

Lo dimostrò nell'ora cruciale in cui fu attaccato direttamente e personalmente qui ad Anagni, nel suo palazzo: in quel momento drammatico, da solo, con l'unica forza della dignità pontificia, affrontò chi lo minacciava.

Era il 7 settembre 1303.

Fu l'inizio di un tracollo fisico che lo portò alla morte, ma fu anche l'occasione suprema per testimoniare la sua fedeltà a Cristo e alla Chiesa”.

 

Mormanno, Dicembre 2004

Domenico Crea

 

[1] Numerosi sono stati i tentativi di dare un nome a questo personaggio.
Alcuni lo identificarono con Esaù, che rinunciò alla primogenitura per un piatto di lenticchie (Genesi 25, 29-34), altri con Ponzio Pilato, altri con Giuliano l'Apostata.
Gli antichi commentatori, tuttavia, non ebbero esitazioni nell'identificarlo con Pier da Morrone, papa Celestino V.
Ma già nella seconda metà del secolo XIV il Petrarca, nel "De Vita Solitaria", fece un'aperta apologia delle virtù del papa in polemica con Dante e, nel 1313, intervenne la canonizzazione di Celestino V a gettare ombre sull'interpretazione del passo dantesco.

[2] Nella basilica di San Giovanni in Laterano, sul primo pilastro a destra, si conserva, protetto da una lastra di cristallo, un affresco attribuito a Giotto, che rappresenta il Papa Bonifacio VIII nell’atto di promulgare il primo Giubileo, il 22 febbraio 1300, festa della Cattedra di san Pietro. Il Papa, rivestito dei paramenti sacri e con il triregno sul capo, pronuncia il discorso dall’ambone della Basilica Vaticana adorno di drappi, con due assistenti ai lati. In primo piano si vede la pergamena con la Bolla di indizione, Antiquorum habet (Cfr Bollario dell’Anno Santo, Bologna, EDB, 1998, 6), dalla quale pendono i lacci con il sigillo di piombo.
Di questa Bolla furono spedite copie ai vescovi in comunione con la Santa Sede; un officiale di curia di nome Silvestro (Silvester Domini Papae scriptor) inviò lo stesso giorno anche una circolare di spiegazione e di esortazione, aggiungendo tre versi che dovevano diventare il ritornello dei predicatori e dei pellegrini in marcia verso Roma: Annus centesimus - Romae semper est Iubileus. / Crimina laxantur - cui poenitet ista donantur. / Haec declaravit - Bonifacius ac roboravit («Il centesimo anno a Roma sarà sempre Giubileo. Le colpe sono rimesse; a chi si pente vengono condonate. Questo ha dichiarato e ha confermato Bonifacio»).
Qualche buono spirito deformò il laxantur in taxantur («sono tassati»), come se i peccati fossero perdonati in base al denaro versato (Cfr P. BREZZI, Storia degli Anni Santi, Milano, Vallardi, 1949, 27-29. La lettera di maestro Silvestro, trovata in un codice manoscritto del monastero dei padri vallombrosani di Pistoia, fu pubblicata da A. Manni, Istoria degli Anni Santi, Firenze, Stecchi, 1750, 3-7).
Il testo della Bolla di indizione fu poi scolpito su una tavola di marmo, che ora si trova nel porticato di San Pietro a sinistra della Porta Santa.

[3] La fonte più importante per la storia del primo Giubileo è il card. Iacopo Gaetano Stefaneschi (ca. 1270-1343), che ne fu testimone oculare e lo descrisse nel suo libro De Centesimo sive Iubileo anno [Il manoscritto originale si conserva nell’Archivio di San Pietro (n. G, 3).

[4] Come i Romani, per la grande massa di pellegrini hanno trovato il modo di far passare la gente sopra il ponte,(Il ponte sul Tevere era stato diviso per lungo da un assito, per regolare il traffico: da un lato passavano i pellegrini diretti verso Castel Sant'Angelo e quindi alla basilica di San Pietro, dall'altro lato quelli che tornavano.)
Il monte Giordano, piccola collina, di fronte all'altro capo del ponte.

[5] Quest'ultima esclamazione, è uno dei perni della posizione etico‑teologíca di Dante.
“La donazione è moralmente dannosa e giuridicamente nulla,…. perché la Chiesa era del tutto inadatta a ricevere donazioni temporali, per la proibitiva ingiunzione riportata da Matteo (non procuratevi né oro né argento nelle vostre cinture ... ). ». De Monarchia III, x, 14
Questa polemica pauperistica sarà ripresa con maggior rigore da Dante nel Purgatorio (si pensi all'episodio di Adriano v e ai canti finali) e soprattutto nel Paradiso, dove la crisi della societas christiana sarà vista particolarmente in rapporto alla mondanizzazione della Chiesa, ancor prima che come crisi politica.

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 15 Ottobre 2014 15:06)

 

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