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Il mese di Dicembre è ricco di tradizioni antiche e fortemente simboliche nella nostra cittadina, legate alla situazione astronomica, ai molteplici aspetti delle attività agricole, delle credenze magiche, della religione.

La prima di queste si svolge il 6 Dicembre, allorché ancora oggi in diverse famiglie c’è la tradizione del “migghiju còttu”.

Essa è probabilmente legata ad uno dei miracoli attribuiti a S. Nicola: dicesi infatti che quando nel secolo XVIII imperversava in Bari una terribile carestia e la gente moriva letteralmente per la fame, al Santo furono rivolte ferventi preghire e subito dopo apparve una nave carica di grano, con cui si sfamarono tutti.

Essendo a Mormanno scarsa la produzione di grano, la tradizione del miracolo fu onorata con il granturco, meno pregiato.

Fino agli anni 50 nelle famiglie povere la sera si metteva a cuocere “nu pizinòttu di migghiju”.

La mattina della festa di S. Nicola bambini e ragazzi si svegliavano presto si munivano di recipienti di varie forme e dimensioni, e bussavano alle case dicendo “a mìgghju a mìgghju a Santu Nicola” e ricevevano “nu còppu di mìgghiju còttu”.

I più poveri facevano un giro più lungo.

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La seconda radicata tradizione si svolge l’8 Dicembre e prende il nome di “Perciavùtti”.

Scriveva Vincenzo Padula intorno alla metà del 1800:Mormanno. Vigne molte, miste a castagneti ed ortaggi. Si fanno o a conto proprio o a quarto o a metà. A metà:tutta la coltura è a carico del vigniere, meno i pali ed i salci. A quarto:potatura e legatura al vigniere, zappatura e impalatura al padrone.Le viti si tengono a busto d’uomo per non infracidire l’uve.- Uve migliori: Nivurana, Cannamele(Strabone chiama il vino Turino nobilissimo tra tutti i vini), Nivurana mustarda, Cascarola(che da vino aromatico), Castiglione, Aulivella. Mangerecce:Guagliana nera, lunguvarda(Bianca),Jiditella, Coglione di gallo(Coglionara in Acri).

Qualcuno di questi antichi vitigni credo che esista ancora, magari sotto altro nome.

Ma la produzione di vino è calata di molto, e serve solo per uso familiare.

Essendo le zone in cui si produce il vino(Donna Bianca, Colle di Ferruzzo, Pietragrossa, Procitta) comunque di alta collina, il mosto matura più tardi rispetto alla norma(S. Martino, ogni mosto è fatto vino), perciò l’assaggio del vino nuovo avviene l’8 Dicembre.

La mattina della festa dell’Immacolata ogni produttore di vino si reca nel suo”Vuttàru” presso una botte che contiene il vino nuovo e pratica un piccolo foro (sempre al di sopra dell’ariula, al cui interno verrà poi sistemato il rubinetto) da cui zampilla il vino da “assaggiare” per determinarne la qualità.

Quest’anno l’Associazione culturale “Comunalia” allestirà quattro “Vuttari” nei quattro Quartieri Storici per la degustazione del vino novello. Si potranno anche gustare pietanze antiche, dai sapori ormai perduti, accompagnate da siparietti medioevali. La manifestazione è valida per il “Palio dei Quartieri”.

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La terza tradizione si svolge il 13 Dicembre, Festa di S: Lucia.

Due giorni prima Li pistìddhri di castàgni( castagne cui è stata prima tolta la buccia, poi poste ad essiccare sulle “Spasòle” ed infine liberate della crosticina esterna); ancora oggi in diverse case vengono messe al bagno in acqua ed il pomeriggio della vigilia cotte a fuoco lento con finòcchio selvatico, per essere offerte e mangiate il giorno di Santa Lucia.

Ovviamente la tradizione si ricollega alla leggenda degli occhi strappati a S, Lucia e “li pistìddhri” sembrano proprio Occhi!

Le castagne si trovano facilmente nei boschi che circondano Mormanno e da ragazzi le usavamo come occhi sul volto dei pupazzi che forgiavamo con la neve fresca.





D. Crea "Mormanno: Guida storica alla:....................ed alle manifstazioni più antiche"  Edizioni Il Coscile. Casrovillari  2002





 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Aprile 2021 18:00)