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19 MARZO a MORMANNO: "Lu Cummìtu" di S. Giuseppe” (1)


 

"Cummìtu" o convito, infatti, viene dal latino convivere, cioè "cum vivere". vivere insieme.

Nell'antica Roma. in occasione di particolari ricorrenze familiari o di eventi storico-politici, i Senatores invitavano i loro clientes ad un convito, spesso per ottenere voti.

Con 1'avvento del Cristianesimo essa assunse nuovo significato (si pensi all'ultima cena di Gesù ) di fratellanza e di amore verso il prossimo.

Inoltre la figura di S. Giuseppe, guida della Sacra Famiglia sulla terra, era vista come colui che aveva provveduto con amore e dedizione all'educazione ed al sostentamento di Maria e Gesù, e quindi come fìgura da prendere a modello quando si trattava di mostrare aiuto e carità cristiana verso i più bisognosi.

In quel giorno perciò già durante l'alto Medioevo veniva esaltato il senso della solidarietà e della coappartenenza.

Probabilmente nel XII e XIII secolo era 1o stesso Vescovo Barone che in quel giorno in onore di S. Giuseppe approntava "lu cummìtu" per tutto il popolo.

Lo stesso menu senza carne ma con con pesce, cioè di magro, mi fa pensare ad una tradizione dei Normanni, esperti di pesce essiccato e salato, come il merluzzo (o "baccalà") che ancor oggi si serve, preceduto da "làgani” (tagliatelle fatte a mano) condite con ceci.

Nei secoli ultimi è staro aggiunto l'antipasto di fagioli cotti.

Erano le famiglie più abbienti, infatti, per Grazia ricevuta o per devozione verso S. Giuseppe, a cucinare e servire tutti coloro che si presentavano per mangiare, soprattutto i più poveri.

Anche questa tradizione negli ultimi tempi si era interrotta ed è stata riproposta da alcuni anni dal Liceo Scientifico e poi dall’Aministrazione Comunale nel Centro Anziani.

L'Associazione "Comunalia" intende valorizzarla sempre più, riportandola indietro nel tempo.

Un Corteo in costume composto dal Vescovo Barone, da monaci basiliani, dal crociato, dal Segretario del Vescovo, dal Governatore, da alcuni Nobili, dai Quartiermastri, dai Capitani, da Dame e popolane, dai tamburi, si recherà dove è stato organizzato "lu Cummìtu".

Qui il Vescovo-Barone prenderà posto al centro della grande tavolata ed inizierà a parlare sul signifìcato della manifestazione :

Fedeli sudditi,

tutte le feste devono essere degnamente celebrate, perché imprimono nella memoria degli uomini le principali virtù della Fede cristiana.

Noi oggi celebriamo qui la festa di S. Giuseppe, guida della Sacra Famiglia sulla terra, cui provvide sempre con amore e generosità.

Perciò il suo esempio deve guidarci nei nostri doveri, per non trascurare nulla di quanto richiedono la nostra carica. le relazioni che avete più direttamente con Dio, quali rninistri dei suoi altari. o col pubblico, quali Giudici o Notai, o con i domestici. quali padroni, o con i fntciulli, in qualità cli padri, o con i poveri, quali benestanti.

Senza la consuetudine della carità e dell'elemosina gli uomini non appaiono più figli dello stesso Padre.

Si è uomini di guerra, uomini di toga, uomini di negozi, ma si è soprattutto cristiani e quindi si può servire Dio in ogni condizione.

Si serve Dio, servendo con fedeltà il proprio Principe, governando con probità, giustizia, carità.

Oggi come guida di questa grande famiglia di Muromannu ho approntato in onore di S. Giuseppe questo "Cummitu" per tutto il popolo cristiano, in primis per i più bisognosi, corne segno di fratellanza e di amore.

Che la benedizione di Dio e della Sacra Famiglia scenda su tutti noi, vi benedico in nome del padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Prende poi la parola il Governatore del Castrum di Murumannu :

A nome di tutti i fedeli sudditi e buoni cristiani ringrazio il Vescovo della sua generosità e della sua gradita visita a questo nostro Castrum di Murumannu in onore di S. Giuseppe.

In suo onore e per propiziare raccolti abbondanti illumineremo questa notte con "Fagòne” in tutti li vicinànzi.

A sera in ogni “vicinanzu” si accende la "fagòna" (falò), ed intorno ad essa si canta, si balla, si mangiano le patate arrostite sotto la brace.>>

Purtroppo una sola volta riuscii ad organizzare “Lu Cummìtu” in costume al Seminario Vescovile, come si può scoprire nei verbali dell’Associazione Comunalia.

**************

 

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Al rito pagano è sempre associato un elemento che richiama I'attaccmento alla cristianità, con canti e piccole sagre.

Nelle zone montane si accendono durante la notte fuochi che hanno i1 compito di segnare il passaggio dall'inverno alla primavera e dall’andamento delle faville si potevano anche trarre presagi sulle annate agricole.

Un tempo nelle vallate bruciavano migliaia di falò, oggi ardono nei centri comunali alla primavera; e dall'andamento delle faville si potevano anche trarre presagi sull'annata agricola.

A Bobbio (PC) il passaggio dall’ inverno alla stagione primaverile si festeggia accendendo un enorme fa1ò, secondo una tradizione millenaria introdotta dai monaci dell'Abbazia di San Colombano, fondata nel 614, fondendo così il rito pagano con quello cristiano della luce che sconfigge le tenebre.

I1 rito risale all'antico popolo dei Liguri, in occasione del momento astronomico dell'equinozio, poi la tradizione pagana si è fusa con quella cristiana celtico-irlandese dei monaci dl San Colombano, giunti in epoca longobarda.

Altri falò sono accesi ad Itri, nel Lazio, a Viggianello e Montescaglioso, in Basilicata, a Mormanno in Calabria.

In Puglia assumono un carattere competitivo: a Casalvecchio e a Bovino in provincia di Foggia, si hanno fuochi di san Giuseppe tra i più celebri d'ltalia, come quelli di San Marzano in Provincia di Tàranto.

Il fuoco incarna il simbolo del passaggio dall’ inverno alla stagione primaverile, ma assume una duplice valenza simbolica: "rappresenta la distruzione di tutto ciò che ha angosciato la comunità ed appare come rigeneratore per eccellenza, promotore della crescita dei raccolti, della salute degli uomini e degli animali", allontanando i pericoli che 1i minacciano, dagli incendi ai tuoni, agli insetti, alla sterilità, ecc.>>


1) D. Crea: Mormanno:Guida storica aloa Rievocazione della Donazione del1101, ai Giochi, al Torneo Medioevale ed alle Manifestazioni più antiche. Ediz. Il Coscile - Castrovillari - 2002


2) Da: Frate Indovino - 03/2019 - Testo di Francesco Imbimbo

Ultimo aggiornamento (Lunedì 11 Marzo 2019 14:00)

 

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