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Premetto di non aver mai praticato la caccia, ma di aver sin da piccolo preso parte al "mondo della caccia" avendo in famiglia un nonno e uno zio cacciatori, anzi "fior" di cacciatori!

Mormanno ha avuto una nobilissima tradizione di caccia che alla fine dell'800 "istituzionalizzò" con la fondazione del "Circolo Cacciatori Mormanno".

Riporto testualmente da :V. Minervini: "Mormanno d'una volta",tip. Chiappetta, Cosenza.

"Nel 1899 si costituì il Circolo Cacciatori che divenne un modello del genere in tutta l'Italia. Oltre che di caccia si occupò di pesca, ripopolando le nostre sorgive; di alpinismo, rimboscando i colli adiacenti al paese, e poi di tiri, di cinofilia, di sport, ecc.

Ebbe 400 soci, diffusi in molti paesi, oltre i residenti. Il suo Statuto fu adottato dalle principali città d'Italia.
Come Presidente del Circolo fui Invitato a fondarne consimili a Cosenza, Castrovillari,Cassano.
In un concorso bandito dal Ministero dell'Agricoltura tra tutte le Società Cinegetiche d'Italia, consegui il 2° Premio e fu graduato, dopo Bologna, in testa a tutte le grandi altre Città concorrenti".

Nel 1904 per iniziativa del Minervini sorse nel cuore delle montagne, alle falde del monte Palanuda (m 1630),vicino ai crivi delle Falaschere, il Rifugio Alpestre "Conte Orlando",ancor oggi esistente, l'unico nel Meridione affiliato al Club Alpino Italiano, per la tutela del boschi, il ripopolamento della selvaggina e come base per le battute di caccia, soprattutto al cinghiale.
Negli anni '20 e '30 la caccia a Mormanno si esercitava attraverso un preciso rituale.

Nel tardo pomeriggio s'udiva il prolungato suono di un corno, segnale per i cacciatori a prepararsi. Il mattino seguente in piazza si radunava una folla di uomini, muli, asini, cani. Si caricavano vettovaglie, vino, coperte, fucili, munizioni e tra il guaire eccitato dei cani la carovana, con alla testa il Presidente avv. Minervini, si avviava verso il rifugio, dove si pernottava, a volte per più giorni.

Era indubbiamente un rito, una processione, una festa!
Si viveva a contatto con la natura, rispettandola, salvaguardandola dagli incendi e dai bracconieri, esercitando la caccia secondo antiche consuetudini.
A sera, intorno al fuoco acceso, si socializzava, si discuteva di futili e grandi cose, si dormiva alla men peggio.
Non era tutto ciò un patrimonio culturale da conoscere meglio, salvaguardare, valorizzare?
E' sicuramente vero che negli anni '70 praticavano la caccia gente dal grilletto facile, che sparava a raffica su tutto ciò che si muoveva, per cui occorreva indubbiamente limitarla drasticamente per evitare l'estinzione di molte specie, ma, a mio avviso, non bisognava distruggere un patrimonio culturale presente non solo a Mormanno ma in molti paesi del Parco.

Seguendo un' impostazione drasticamente proibizionista, se alcuni irresponsabili tagliassero molti alberi sul Pollino si dovrebbero abolire le manifestazioni per S. Antonio a Rotonda, o a Laino e quindi eliminare anche quel patrimonio culturale?

Ritengo che la soluzione vada ricercata in una adeguata regolamentazione e un più attento controllo del territorio. Ancor meglio delimitare delle riservein cui la caccia è consentita, ovviamente pagando ogni capo che si abbatte, affidandone la gestione a Cooperative o a Società, con annesso allevamento e Corsi di preparazione alla caccia, facendo sì che quel patrimonio culturale diventi risorsa per il Parco.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 08 Agosto 2016 11:28)

 

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